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Non solo una questione di termini, secondo la conferenza episcopale. La nuova formula contiene l'idea di libero dono
MILANO - Piccola rivoluzione nel rito del matrimonio religioso. Non solo una questione di termini, ma anche di significato profondo della scelta di vita in comune. Da domani la formula canonica non sarà più «Io prendo te in sposa», ma «Io ti accolgo come sposa», idem per il maschile. È l'effetto della revisione del vecchio rito voluto dalla conferenza episcopale italiana, che entra in vigore con la prima domenica di Avvento. La Cei ha parlato di revisione e non di un nuovo rito: il termine «prendo», che richiama un'idea di possesso, è stato sostituito con una parola che contiene in sé il concetto di libera scelta e di dono per una vita insieme.
«LA SOSTANZA RESTA LA STESSA» - I cambiamenti, aveva detto mesi fa il cardinale Camillo Ruini presentando le novità, presidente della Cei, riguardano «il rito, ma la sostanza del matrimonio rimane la stessa e questo è ciò che conta per gli sposi». Da un punto di vista formale è l'adattamento e la traduzione italiana della seconda edizione latina del rito del matrimonio. La Cei ha spiegato però che «non è soltanto una traduzione del testo originale latino, ma un suo adattamento alla situazione pastorale italiana, tenendo presente le diverse situazioni di coloro che chiedono di celebrare il matrimonio cristiano».
TRE RITI DIVERSI - Tre sono le tipologie di sposi identificate. La prima riguarda il matrimonio tra persone che hanno già compiuto un significativo cammino di fede nella comunità parrocchiale. C'è poi chi, battezzato, desidera la celebrazione di un matrimonio religioso, «pur non avendo maturato un chiaro orientamento cristiano e non vivendo una piena appartenenza alla Chiesa». Infine sono considerati i matrimoni con una delle due parti non battezzata. Per questo specifico caso non ci sono state novità rispetto alla traduzione latina. Nel primo caso, quello di persone fortemente religiose, il rito si presenta «con arricchimenti testuali e gestuali». In particolare, c'è «la memoria del Battesimo, la possibilità di collocare la benedizione sugli sposi dopo lo scambio degli anelli, la presenza di una nuova formula di preghiera di benedizione, diverse possibilità di scelta di formule sia per la manifestazione degli impegni, sia per lo scambio del consenso». È questo il caso del cambiamento della formula «io prendo te» in «io accolgo te». Per il secondo caso, di chi è solo «vicino» alla religione, c'è la possibilità, per altro già prevista, di celebrare il matrimonio nel corso della liturgia della parola, cioè senza la parte relativa all'eucaristia, con una «sequenza rituale più semplice e un linguaggio più immediato». Non si sono voluti però tralasciare gesti e testi significativi, quali la memoria del battesimo, lo scambio della pace e la consegna della bibbia.
da Il Corriere della Sera 27 Novembre 2004
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